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“No, no. Noi siamo pazzi, noi siamo vivi e pazzi, perché crediamo. Io non sono che una colpa, infinitesimale fra le colpe, sono un peccato, minuscolo fra i peccati. Vedi com’è bello, il punto in cui, finalmente, ci si capisce?”
L R, Ombre di cenere
“Ricordo che scappai via, in lacrime, e caddi. Il ginocchio sbucciato, paura fra le mani, scappai via. Scappando, come d’istinto, mi portai la mano al ventre, a proteggere l’idea di una figlia, il giorno che mai, una figlia, sarebbe nata. Portai la mano al ventre e sorrisi, insincera, insicura, ma sorrisi. [...] Per questo tu eri diverso, eri l’idea più concerta, eri l’essenza delle mie paure, eri un’ombra, di cenere. Eri tu. Tu. E questo bastava.”
L R, Ombre di cenere
“Ora non aveva più nessuno per cui cucinare, non aveva più senso il suo disordine senza i rimproveri di lei, nemmeno certe sere passate muti, senza parole, il volto imbronciato. Senza lei, non c’era più broncio. Non c’era più vita. Non c’era più respiro, non c’erano più parole o gesti, pianti, o solo il bisogno di perdonare. Ed era destino, vita, era coscienza di note leggere, un diario di dolore, ogni pagina ora da buttare. Tutto da perdere lasciare cancellare, tutto destabilizzato, ogni parola, pur rimanendo la stessa identica scritta, cambiava di significato. Era un dolce bordello che tutti si ostinavano a chiamare vita…”
L R, Cronache di un bordello chiamato vita
